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Psicosomatica e apparato digerente

Psicosomatica e apparato digerente

La psicosomatica è quella branca della medicina che studia le relazioni esistenti tra Psiche e Soma, ovvero tra il mondo affettivo, emozionale, logico dell’individuo e la parte fisica, biologica, materiale, quella che vediamo e che ci permette di essere riconoscibili “a vista”, all’interno di questo binomio.

La psicosomatica cerca di individuare attraverso quali percorsi l’emozione è in grado di determinare delle influenze sulla componente fisica causando l’insorgenza di variazioni nella fisiologia di una funzione organica, tale da creare una perturbazione avvertibile dall’individuo come “sintomo”.

Il Sintomo, così come definito solitamente, rappresenta la percezione cosciente di una modificazione nello stato generale di salute, e richiama l’attenzione della persona su un problema localizzato che necessita di attivare un qualcosa atto a risolvere la situazione medesima.

Pertanto, il sintomo è il campanello d’allarme che la nostra unità psico-organica mette in funzione affinché ci muoviamo nella direzione che il nostro istinto ha sempre presente: la sopravvivenza.

L’uomo, come ogni essere vivente, è programmato sulla base di alcuni indirizzi prioritari, che rientrano nella sfera dei cosiddetti istinti, tra questi, particolare importanza è assunta dagli istinti di sopravvivenza (Io) e di riproduzione (Noi).

Fortunatamente, non dobbiamo pensare che ogni qualvolta sentiamo un minimo disturbo siamo a rischio per la vita, ma il nostro database istintuale ragiona in termini predittivi, cosi, che un banale prurito ad un dito di un piede viene tradotto come un potenziale impaccio alla corsa fluente nel caso il predatore di turno ci stesse assalendo, la fuga sarebbe così preclusa, e di conseguenza verremo sbranati, ergo, è necessario, vitale, eliminare la causa del prurito.

Il sintomo, come espressione fisica, nasce nel momento in cui qualche funzione del nostro organismo devia dalla norma, il battito cardiaco può essere accelerato o rallentato, lo stesso respiro, può farsi ansimante o superficiale, lo stomaco può dare bruciori, l’intestino crampi, compare la tosse, febbre, mal di testa, di ogni genere.

Tutte le situazioni che sono determinate dall’attivazione di una parte del nostro sistema nervoso che sovrintende a tutte le funzioni del nostro corpo in modo indipendente, senza che noi si possa interferire a livello di controllo volontario, tant’è che tale sezione viene dominata non a caso 

Sistema Nervoso Autonomo

Fin qui non ci sarebbero grandi problemi, se non fosse per il fatto che il cuore centrale di questa parte del sistema nervoso è strettamente collegato con una zona del cervello nel quale vengono gestite tutte le realtà no fisiche, ovvero le Emozioni.

Connessioni anatomiche che sono li, da vedersi, poiché nell’organismo nulla è casuale, nemmeno queste lo sono.

Infatti, è ormai dimostrato che le variazioni di uno stato emotivo determinino una risposta adattativa della componente somatica, basti pensare, chiunque legga, a cosa ci succede quando abbiamo paura, o siamo innamorati, o abbiamo subito qualche dispiacere affettivo, o dobbiamo affrontare un esame.

Risposta adattativa, ovvero, l’organismo che si adatta nei confronti di una situazione nuova, che agisce da stimolo stressante, e per la quale è necessaria la ricerca di un ottimale livello di reattività globale in grado di garantire la famosa possibilità di fuga di fronte ad un potenziale pericolo.

Questo adattamento, ricercato e monitorato ventiquattr’ore su ventiquattro, è la base del concetto di omeostasi del sistema-uomo, cioè la tensione verso il miglior livello di funzionalità complessiva e contemporanea dell’intero ecosistema.

Nel momento in cui determinati eventi esterni ( traumi , caldo-freddo, contatti) o interni( ansie, fobie, dispiaceri) provochino risposte adattative che spostano il livello funzionale di un organo o funzione oltre la soglia di tollerabilità interna del sistema, compare la percezione cosciente di un qualcosa che non va che richiama la nostra attenzione su un particolare stato di sofferenza.

Il sintomo, nel momento in cui è avvertibile, può però porsi a distanza dall’organo sofferente ed essere fuorviante.

Ad esempio, una insufficienza cardiaca determina dapprima difficoltà respiratorie e tosse, si pone quindi il problema della diagnosi di sistema, cioè dall’inquadramento unitario, olistico, dell’individuo in difficoltà, attraverso lo studio della parte fisica, ma anche emotiva, considerata la bidirezionalità dei flussi informativi cerebrali tra le sezioni preposte alla gestione delle due parti.

 In questa ottica, siamo in grado di affermare che la malattia (insieme di più sintomi), si manifesta a livello organico con fenomeni oggettivi contemporaneamente a fenomeni soggettivi.

A questo punto, è una logica conseguenza accettare l’ipotesi che le malattie possano essere suddivise in forme Psicosomatiche (influenza dell’emotività al fisico) e Somatopsichiche (influenza dal fisico all’emotività).

I traumi fisici non sono poi così frequenti, le variazioni di temperatura sono per lo più graduali, i contatti fisici limitanti, ma costantemente osserviamo la realtà, parliamo con le persone, assolviamo incombenze, ci confrontiamo con il mondo del lavoro, delle responsabilità, gioiamo o soffriamo per ciò che ci succede nella quotidianità.


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